martedì 20 novembre 2012

Bamako


Bamako sta a Dakar come Torino sta a Napoli.
Si parla praticamente di un'altra Africa.
Innanzi tutto la sabbia onnipresente in Dakar qui non c'è.
Qui c'è il Niger e la terra rossa, il che significa che non si è immersi nella polvere.
La gente è disponibile e se chiedi qualcosa si sbatte per aiutarti anche se non ti conosce.
Le auto, incredibile, rispettano i semafori e si fermano per i pedoni!
Non c'è puzza di fogna!

Insomma: a Bamako si sta bene. E' uno di quei posti dove il concetto di villaggio, nonostante la grandezza della città, esiste ancora. Ci si conosce, ci si aiuta, alcuni uomini addirittura lavorano! cose da non credere!!!
La cosa che mi fa veramente ridere è che in questo momento essendoci un governo di transizione in seguito ai casini successi, la gente impiegata negli enti statali ha problemi per gli stipendi etc etc e si lascia un po' prendere la mano.
Cosa fanno quindi gli sbirri? Fermano la gente comune in auto gli trovano qualche minchiata e dicono Guarda, mi dai mille e la finiamo qui.
Cosa fa la gente comune? Semplice. Non si ferma.
Fa ridere! Friiii friiii Aretez vous! Friiiiii!
L'auto procede tranquilla, ma del tipo che nemmeno accelera! Proprio non li cagano!

Chi capisce questa ha una cena offerta
Viaggiando per le strade del mercato prendo per 100CFA (15  euro cents) tre fette di apapaia.
Fa bene per lo stomaco e tante altre cose.
Il gusto e la consistenza sono molto simili al melone, anche se c'è un retrogusto diverso...
Premetto che quello che sto per dire mi è stato confermato - anzi è lei che l'aveva detto, io l'avevo solo pensato - da una delle ostetriche che era con me durante il primo viaggio in Mali.
L'apapaia sa di figa. E' così e non ci si può fare nulla. Sa di figa.

A parte questo giriamo per il mercato ed in seguito andiamo al fiume...

lunedì 19 novembre 2012

18 Novembre - Chi siete cosa portate un fiorino

Partimmo - il remoto è d'obbligo in questo caso - venerdì sera alle ore 20 da Dakar con una puntualità svizzera, consci del fatto che il viaggio sarebbe stato lungo.
Nel biglietto c'era scritto arrivee 17, in pratica 21 ore di viaggio. E vabbé. Solo dopo ho realizzato che il 17 era il giorno del mese...
Saliamo in questo pullman Mercedes tipo gita scolastica, tutto ok.
L'uscita da Dakar è stata un'esperienza memorabile: Dakar è immensa. Per uscire dal centro abitato c'è voluta almeno un'ora e mezza.
E dopo il buio.
Quando dico buio intendo un'assoluta assenza di luce elettrica. L'unica fonte luminosa in questa radura intervallata da alberoni grossi era il quarto di luna che ci accompagna.
La luna e le stelle sono un capitolo a parte che merita di essere trattato.
Non si capisce nulla. L'Africa è bella anche in questo. Anche il cielo va storto. La luna si apre e chiude in orizzontale anziché in verticale, l'orsa maggiore in pratica è un carro in impennata...
Tutto così.
Fine del romanticismo.

Cerco di dormire e non ci riesco. Il posto è stretto, come in gita, la testa va esattamente a sbattere contro il montante del finestrino - e qui le strade sembrano sterrate, non è che ti appoggi e basta - e stare in avanti è scomodo. In più ho male a qualche pezzo dello stomaco o del fegato, non so. Che strano peraltro...
Alla fine comunque un po' dormo.
All'alba mi trovo di fronte ad uno spettacolo stupendo. Cielo rosa, baobab e erba alta ormai secca che lascia quell'odore di paglia inconfondibile.
Ora sono in Africa e qui capisco che vorrei star qui.
Fine del romanticismo #2.

Mi prendo quest'attimo di piacevole riflessione mentre in mezzo alla savana qualcuno piscia e qualcuno prega: sono comunque esigenze necessarie, pare.
Il viaggio procede in questo stupendo nulla fino all'arrivo alla frontiera con il Mali.
Il Mali è un po' in guerra a causa di un tot di integralisti del cazzo, il che ha reso la situazione un po' tesa.
Stiamo alla frontiera tre ore o quattro. Ci prendono i passaporti aprono tutti i bagagli grossi per vedere se c'è qualcosa di non dichiarato, poi ridanno indietro i passaporti oppure ti chiedono 1000 CFA per passare. Prima barriera passata gratis. Mi comprerò una banana. 100 CFA = 15 cents.
Nel pullman si fa amicizia e si scopre che la gente che si ha attorno è quasi sempre business man, come dice Philippe. In pratica vendono il riso, le bevande e le stoffe.
Anche in questo caso - ma che strano - chi si fa il culo son le donne.
Verso l'una ripartiamo e dopo un tot ci fermano i doganieri. Stessa roba. Anche qui non pago e mi compro una banana.
Ripartiamo e dopo un'oretta circa siam di nuovo fermi. E' la polizia. Anche qui non pago, ma non compro nulla.
I controlli procedono. Facciamo in tutto 6 soste. Io non pago mai, ma i commercianti devono invece dare la tangente.

Un sacco di flash back di quattro anni fa mi tornano in mente. La stanza alla croce rossa di Bamako con la zanzariera che mi son sempre rifiutato di mettere. Il treno delirante che per la prima volta ci portava a Oualia. Il libro Giallo Mondadori del cazzissimo che io e Valeria ci leggevamo durante il viaggio senza sapere cosa saremmo stati dopo, o forse un po' sì.
La prima volta che mi son reso conto che sì.
Ho quest'immagine fissa. Una cosa di tre secondi.
Eravamo nella casa di Oualia, io ero appena uscito dal bagno dove mi ero lavato i denti prima di andare a dormire e lei era lì che aspettava di entrare con un pigiama/maglietta molto 90s sul rosa con dei dischi vinile sopra. E mi guardava. Buona notte. Un bacio sulla guancia, forse, e son andato da Puliax. All'epoca avevo dell'etica.
Ricordo la maison de passage di Kassaro dove all'etica si sostituì l'istinto e ricordo anche cosa dissi, ma questo lo tengo per me.

Tra tutti questi ricordi che a me piaccion tanto cala nuovamente la notte.
Fine del romanticismo #3.

Mi scusi, quanti chilometri ci sono ancora?
Non lo so. ti risponde il conducente.
Ah... E quanto ci va ancora più o meno?
Non lo so, dipende
Nascono a questo punto leggende. Chi dice dall'una alle due ore chi, catastrofico dice che arriveremo alle 4...
E come sempre i capastrofici non sbagliano.

Alle 4 di mattina di domenica 18 novembre finalmente scendiamo dal pullman - io peraltro in tutto sto tempo non ho pisciato - e ci rechiamo col taxi verso la pensioncina indicataci dal cugino di Philippe.
Auberge de la Paix - molto Battiato - strada 130 o 137, civico 27.
Il taxista dice che non esiste in quel quartiere la strada 130 o 137, nel frattempo son le 4e30 allora andiamo nella strada 364 - non ho capito perché proprio la 364...
Philippe, ma sei sicuro...
Sì sì, magari mio cugino ha sbagliato numero. Aspettami che vado a chiedere.
Torna dopo un minuto.
Visto! E' proprio qui!
Arriviamo in questa pensione e lui si rivolge al guardiano
E' l'Auberge de la Paix, no?
No, questo è l'Auberge de - non ricordo
Allora io:
Ma non è questo, allora
Sì sì, di sicuro
Ma ci sei stato tu?
No, ma di sicuro
E tra me io penso Che cugino strano... Via sbagliata, civico sbagliato, nonme sbagliato... Gli vorrà fare un dispetto.
Ci mettiamo lì ad aspettare e alle 7 del mattino Philippe non più così convinto chiama suo cugino che gli dice che non è quella.
Allora con una scusa diciamo che veniamo dopo e teliamo.
Ore 10.08. Scrivo dall'Auberge de la Paix. E ho pisciato.

venerdì 16 novembre 2012

16 Novembre - Ciao Dakar


E così è arrivata la fine della permanenza a Dakar.
Scrivo dalla nostra stanzetta.
I suoni son quelli di sempre: capre, caproni, bambini, con l'aggiunta di un Wind of Change degli Scorpions che non ci azzecca assolutamente nulla.
Mi mancherà questo posto.
Il primo giorno era un disastro ora mi sembra normale, e di una normalità positiva dove la vita di ogni giorno brulica e nulla è mai fermo anche se non si fa mai molto.
La notte la citta' è dei gatti che vanno a ripulire i resti e dei cani che son diversi dai nostri: sembran tutti l'aiutante di Babbo Natale.
Partirò questo pomeriggio per Bamako con un viaggetto di 24 in pullman.
A presto!

15 Novembre - Hoballatocounanegra


E finalmente! L'ultimo giorno di permanenza a Dakar riusciamo a registrare qualcosa. Alle ore 17.30 un gruppo di ragazzi più un ballafonista professionista esegue per noi uno spettacolo di percussioni e coreografia. Ero sinceramente emozionato.
La cosa è avvenuta nel cortile esterno di un centro culturale di Dakar.
In pratica si suonava, si registrava e danzavano in mezzo alla sabbia. La microfonazione tipicamente africana era tenuta su da bastoni in legno legati con nastri di gomma ottenuti dai ritagli delle camere d'aria. Il risultato è stato stupefacente, soprattutto quando alla fine si è aggiunta a cantare una cantante professionista di mezza età che si è prestata così, tanto per.
Mi son di colpo reso conto di quello che diceva Philippe quando eravamo a Torino. Qui ti può capitare di suonare con professionisti che si prestano senza alcun problema. Qua i ricchi si fermano con noi a Grand Yoff in mezzo al mercato ed alla sabbia.
I soldi non hanno ancora intaccato le loro radici.

La sera festa di addio per le nostre partenze. Andiamo al Cabana il posto del giorno prima.
Anche qui musica. Un gruppo dii chitarra basso batteria e percussioni accompagnato da una voce solista di tutto rispetto. Un uomo che apparteneva ad un gruppo molto importante, unico sopravvissuto in un naufragio, il che l'ha fatto diventare religioso. E ci credo.
Si dal fatto che abbiam cominciato a ballare e per la prima volta ho avuto un contatto con una donna negra di una durata maggiore di cinque secondi.
Per contatto intendo tener per mano e ballare assieme. Era una cosa strana all'inizio: la pelle è diversa. Si tratta di una delle ragazze del corpo di ballo.
Superato il primo momento di riflessione mi son tranquillizzato ed abbiam ballato tutti assieme. Tutto ok.
La serata è terminata in terrazza a guardar queste stelle messe al contrario.

Buona notte

giovedì 15 novembre 2012

14 Novembre - Un tubabu nel quartiere


Man mano che il tempo passa sto prendendo confidenza con il mio quartiere e sto realizzando che sono l'unico bianco. E quando dico unico non dico per dire...
Chi è di Torino per capire dove mi trovo può immaginarsi una sorta di casino stile Porta Palazzo dove però sono tutti negri.
E' molto bello viaggiare per le strade del quartiere da soli. Tutti ti guardano. Alcuni pensano che sia un extraterrestre, altri son stupiti ed infine i bambini sono i più divertenti: quando ti vedono passare dicono tubabu! ti toccano e ridono. Un po' come se noi  ogni volta che passa un negro dicessimo negro!.
Inzialmente essere un solo tubabu mi faceva un po' paura ed ho capito cosa significa sentirsi diversi, in seguito ho realizzato che non c'è nulla di strano qui. I negozianti ti salutano quando passi, il venditore di banane mi vende le banane, la signora del the mi vende il the... e così via.

La sera vado in giro con Moussa, il business man.
Mi porta in un locale che è una sorta di mix  tra Giancarlo e Officine Corsare. Anche lì sono l'unico bianco. Sembra di essere in un locale sottoesposto.
Nella sala danze c'è un concerto di un gruppo veramente bravo. Batteria, percussioni, chitarra, basso e voci. Un suonare ipnotico, ripetitivo, nulla a che vedere con la struttura di un pezzo di Ligabue.
Ascoltiamo tre pezzi e poi torniamo a casa. Uno dirà Meno male che ti piacevano... Hai ascoltato tre pezzi! ma qua i pezzi son lunghi venti minuti l'uno, in perfetta tranquillità africana.
Ciao!