Finalmente ho avuto la conferma tangibile che Dakar non e' esattamente dove son stato per 15 giorni.
Sarebbe un po' come dire che il Bronx e' New York.
Ieri ci siam recati in Place de l'Indipendance per mezzanotte - in realta' in ritardo - e mi son trovato in una zona di guerra in pieno stile napoletano, ma e' stato bello se non altro perche' ho visto Dakar.
Oggi, ultimo giorno, sale un po' di malinconia. Ma e' cosi': tutto finisce.
In piu' ho avuto l'ultimo pezzo divertente di Yoff: la raccolta rifiuti.
Mi ero sempre chiesto dove finissero i rifiuti messi in bidoni casuali e oggi l'ho visto.
Il camion dell'immondizia passa ogni due o tre giorrni con lo sportello posteriore aperto lentamente e sonando per avvisare del suo arrivo. A quel punto la gente gli corre dietro tirandogli dentro l'immondizia.
Lascio Dakar - Yoff - con questo ricordo e con il mare nel quale mi son fatto una bella camminata - col caldo che fa qui...
Arrivederci Africa.
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mercoledì 2 gennaio 2013
1 Gennaio 2013 - Ultimo giorno a Dakar
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Ubicazione:
Yoff, Dakar, Senegal
lunedì 31 dicembre 2012
Dakar - 31 Dicembre 2012
La parola d'ordine è flashback.
Arrivo ieri sera dopo un volo sulla Senegal Airlines che devo dire non se la cava male.
Ad attendermi c'è Sissé che mi porta con il suo sole interno alla casa - alla stanza direi - dove sono arrivato il 6 Novembre.
In tutto questo tempo di cose e di nazioni ne son scorse molte e la prima cosa della quale mi rendo conto questa mattina quando mi sveglio è che bastano due mesi per farti cambiare completamente i parametri di giudizio.
Ora Dakar non è piu' un gran casino, è semplicemente una citta' un po' trafficata e nemmeno tanto.
Scopro solo dopo che non è molto trafficata semplicemente perché molta gente è andata in pellegrinaggio a Touba dal Marabou. La cosa mi fa sorridere, ma dopo tutto We are in Africa, man! come disse Philippe quando ero preoccupato per le aste microfoniche.
Questa sera faremo la festa di capodanno e dopo Italia.
Se domani riesco raccontero' le ultime impressioni.
Per ora vi racconto la Guinea.
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Ubicazione:
Yoff, Dakar, Sénégal
lunedì 26 novembre 2012
Spocchiosa analisi sociologica da parte di uno che di sociologia non sa nulla (cioé io)
Dopo venti giorni di permanenza in Africa io mi son fatto un'idea di quello che è il vero problema.
L'Africa viaggia a due velocità.
Indipendentemente dalla situazione della donna subalterna e snobbata, quando in realtà è il vero motore di questo continente, il problema è che da un lato abbiamo una società praticamente ancora medioevale e dall'altro i cellulari, i pc e la tv.
Immaginate se nel medioevo di colpo arrivassero con una sovrastruttura che non c'entra un cazzo.
Questo è quanto.
Per strada vedi delle botteghe cadenti dove dentro c'è un pc con internet, per le strade la gente invece di lavorare sta attacata alla tv che in confronto Videodrome e la Cathodic Church non son nulla.
Vedi i cavalli alternati ad uno stuolo di Mercedes 190D provenienti dall'Europa attaccate praticamente con lo scotch.
Ed è tutto questo che non va: una società tribale coi mezzi di una società occidentale.
Prima di dare ad una società i mezzi di una società più avanzata a livello di sovrastrutture, intendo, occorre dare cultura e coscienza. Altrimenti è un disastro.
Ciau!
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Ubicazione:
Rue de Dakar, Bamako, Mali
lunedì 19 novembre 2012
18 Novembre - Chi siete cosa portate un fiorino
Partimmo - il remoto è
d'obbligo in questo caso - venerdì sera alle ore 20 da Dakar con una puntualità
svizzera, consci del fatto che il viaggio sarebbe stato lungo.
Nel biglietto c'era
scritto arrivee 17, in pratica 21 ore di viaggio. E vabbé. Solo dopo ho
realizzato che il 17 era il giorno del mese...
Saliamo in questo pullman
Mercedes tipo gita scolastica, tutto ok.
L'uscita da Dakar è stata
un'esperienza memorabile: Dakar è immensa. Per uscire dal centro abitato c'è
voluta almeno un'ora e mezza.
E dopo il buio.
Quando dico buio intendo
un'assoluta assenza di luce elettrica. L'unica fonte luminosa in questa radura
intervallata da alberoni grossi era il quarto di luna che ci accompagna.
La luna e le stelle sono
un capitolo a parte che merita di essere trattato.
Non si capisce nulla.
L'Africa è bella anche in questo. Anche il cielo va storto. La luna si apre e
chiude in orizzontale anziché in verticale, l'orsa maggiore in pratica è un
carro in impennata...
Tutto così.
Fine del romanticismo.
Cerco di dormire e non ci
riesco. Il posto è stretto, come in gita, la testa va esattamente a sbattere
contro il montante del finestrino - e qui le strade sembrano sterrate, non è
che ti appoggi e basta - e stare in avanti è scomodo. In più ho male a qualche
pezzo dello stomaco o del fegato, non so. Che strano peraltro...
Alla fine comunque un po'
dormo.
All'alba mi trovo di
fronte ad uno spettacolo stupendo. Cielo rosa, baobab e erba alta ormai secca
che lascia quell'odore di paglia inconfondibile.
Ora sono in Africa e qui
capisco che vorrei star qui.
Fine del romanticismo #2.
Mi prendo quest'attimo di
piacevole riflessione mentre in mezzo alla savana qualcuno piscia e qualcuno
prega: sono comunque esigenze necessarie, pare.
Il viaggio procede in
questo stupendo nulla fino all'arrivo alla frontiera con il Mali.
Il Mali è un po' in
guerra a causa di un tot di integralisti del cazzo, il che ha reso la
situazione un po' tesa.
Stiamo alla frontiera tre
ore o quattro. Ci prendono i passaporti aprono tutti i bagagli grossi per
vedere se c'è qualcosa di non dichiarato, poi ridanno indietro i passaporti
oppure ti chiedono 1000 CFA per passare. Prima barriera passata gratis. Mi
comprerò una banana. 100 CFA = 15 cents.
Nel pullman si fa
amicizia e si scopre che la gente che si ha attorno è quasi sempre business
man, come dice Philippe. In pratica vendono il riso, le bevande e le
stoffe.
Anche in questo caso - ma
che strano - chi si fa il culo son le donne.
Verso l'una ripartiamo e
dopo un tot ci fermano i doganieri. Stessa roba. Anche qui non pago e mi compro
una banana.
Ripartiamo e dopo
un'oretta circa siam di nuovo fermi. E' la polizia. Anche qui non pago, ma non
compro nulla.
I controlli procedono.
Facciamo in tutto 6 soste. Io non pago mai, ma i commercianti devono invece
dare la tangente.
Un sacco di flash back di
quattro anni fa mi tornano in mente. La stanza alla croce rossa di Bamako con
la zanzariera che mi son sempre rifiutato di mettere. Il treno delirante che
per la prima volta ci portava a Oualia. Il libro Giallo Mondadori del
cazzissimo che io e Valeria ci leggevamo durante il viaggio senza sapere cosa
saremmo stati dopo, o forse un po' sì.
La prima volta che mi son
reso conto che sì.
Ho quest'immagine fissa.
Una cosa di tre secondi.
Eravamo nella casa di
Oualia, io ero appena uscito dal bagno dove mi ero lavato i denti prima di
andare a dormire e lei era lì che aspettava di entrare con un pigiama/maglietta
molto 90s sul rosa con dei dischi vinile sopra. E mi guardava. Buona notte. Un
bacio sulla guancia, forse, e son andato da Puliax. All'epoca avevo dell'etica.
Ricordo la maison de
passage di Kassaro dove all'etica si sostituì l'istinto e ricordo anche
cosa dissi, ma questo lo tengo per me.
Tra tutti questi ricordi
che a me piaccion tanto cala nuovamente la notte.
Fine del romanticismo #3.
Mi scusi, quanti
chilometri ci sono ancora?
Non lo so. ti risponde il
conducente.
Ah... E quanto ci va
ancora più o meno?
Non lo so, dipende
Nascono a questo punto
leggende. Chi dice dall'una alle due ore chi, catastrofico dice che arriveremo
alle 4...
E come sempre i
capastrofici non sbagliano.
Alle 4 di mattina di domenica
18 novembre finalmente scendiamo dal pullman - io peraltro in tutto sto tempo
non ho pisciato - e ci rechiamo col taxi verso la pensioncina indicataci dal
cugino di Philippe.
Auberge de la Paix -
molto Battiato - strada 130 o 137, civico 27.
Il taxista dice che non
esiste in quel quartiere la strada 130 o 137, nel frattempo son le 4e30 allora
andiamo nella strada 364 - non ho capito perché proprio la 364...
Philippe, ma sei
sicuro...
Sì sì, magari mio cugino
ha sbagliato numero. Aspettami che vado a chiedere.
Torna dopo un minuto.
Visto! E' proprio qui!
Arriviamo in questa
pensione e lui si rivolge al guardiano
E' l'Auberge de la Paix,
no?
No, questo è l'Auberge de
- non ricordo
Allora io:
Ma non è questo, allora
Sì sì, di sicuro
Ma ci sei stato tu?
No, ma di sicuro
E tra me io penso Che
cugino strano... Via sbagliata, civico sbagliato, nonme sbagliato... Gli vorrà
fare un dispetto.
Ci mettiamo lì ad
aspettare e alle 7 del mattino Philippe non più così convinto chiama suo cugino
che gli dice che non è quella.
Allora con una scusa
diciamo che veniamo dopo e teliamo.
Ore 10.08. Scrivo
dall'Auberge de la Paix. E ho pisciato.
Ubicazione:
Bamako, Mali
venerdì 16 novembre 2012
16 Novembre - Ciao Dakar
E così è arrivata la fine della permanenza a Dakar.
Scrivo dalla nostra stanzetta.
Mi mancherà questo posto.
Il primo giorno era un disastro ora mi sembra normale, e di una
normalità positiva dove la vita di ogni giorno brulica e nulla è mai fermo anche
se non si fa mai molto.
La notte la citta' è dei gatti che vanno a ripulire i resti e dei cani che son diversi dai nostri: sembran tutti l'aiutante di Babbo Natale.
Partirò questo pomeriggio per Bamako con un viaggetto di 24 in pullman.
A presto!
Ubicazione:
Allee 409, Dakar, Senegal
15 Novembre - Hoballatocounanegra
E finalmente! L'ultimo giorno di permanenza a Dakar riusciamo a
registrare qualcosa. Alle ore 17.30 un gruppo di ragazzi più un ballafonista
professionista esegue per noi uno spettacolo di percussioni e coreografia. Ero
sinceramente emozionato.
La cosa è avvenuta nel cortile esterno di un centro culturale di Dakar.
In pratica si suonava, si registrava e danzavano in mezzo alla sabbia. La
microfonazione tipicamente africana era tenuta su da bastoni in legno legati
con nastri di gomma ottenuti dai ritagli delle camere d'aria. Il risultato è
stato stupefacente, soprattutto quando alla fine si è aggiunta a cantare una
cantante professionista di mezza età che si è prestata così, tanto per.
Mi son di colpo reso conto di quello che diceva Philippe quando eravamo
a Torino. Qui ti può capitare di suonare con professionisti che si prestano
senza alcun problema. Qua i ricchi si fermano con noi a Grand Yoff in mezzo al
mercato ed alla sabbia.
La sera festa di addio per le nostre partenze. Andiamo al Cabana
il posto del giorno prima.
Anche qui musica. Un gruppo dii chitarra basso batteria e percussioni
accompagnato da una voce solista di tutto rispetto. Un uomo che apparteneva ad
un gruppo molto importante, unico sopravvissuto in un naufragio, il che l'ha
fatto diventare religioso. E ci credo.
Si dal fatto che abbiam cominciato a ballare e per la prima volta ho
avuto un contatto con una donna negra di una durata maggiore di cinque secondi.
Per contatto intendo tener per mano e ballare assieme. Era una cosa
strana all'inizio: la pelle è diversa. Si tratta di una delle ragazze del corpo
di ballo.
Superato il primo momento di riflessione mi son tranquillizzato ed
abbiam ballato tutti assieme. Tutto ok.
La serata è terminata in terrazza a guardar queste stelle messe al
contrario.
Buona notte
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Ubicazione:
Grand-Yoff, Dakar, Senegal
giovedì 15 novembre 2012
14 Novembre - Un tubabu nel quartiere
Man mano che il tempo
passa sto prendendo confidenza con il mio quartiere e sto realizzando
che sono l'unico bianco. E quando dico unico non dico per dire...
Chi è di Torino per
capire dove mi trovo può immaginarsi una sorta di casino stile Porta Palazzo
dove però sono tutti negri.
E' molto bello viaggiare
per le strade del quartiere da soli. Tutti ti guardano. Alcuni pensano che sia
un extraterrestre, altri son stupiti ed infine i bambini sono i più divertenti:
quando ti vedono passare dicono tubabu! ti toccano e ridono. Un po' come se
noi ogni volta che passa un negro
dicessimo negro!.
Inzialmente essere un
solo tubabu mi faceva un po' paura ed ho capito cosa significa sentirsi
diversi, in seguito ho realizzato che non c'è nulla di strano qui. I negozianti
ti salutano quando passi, il venditore di banane mi vende le banane, la signora
del the mi vende il the... e così via.
La sera vado in giro con
Moussa, il business man.
Mi porta in un locale che è una sorta di mix tra Giancarlo e Officine Corsare. Anche lì
sono l'unico bianco. Sembra di essere in un locale sottoesposto.
Nella sala danze c'è un
concerto di un gruppo veramente bravo. Batteria, percussioni, chitarra, basso e
voci. Un suonare ipnotico, ripetitivo, nulla a che vedere con la struttura di
un pezzo di Ligabue.
Ascoltiamo tre pezzi e
poi torniamo a casa. Uno dirà Meno male che ti piacevano... Hai ascoltato
tre pezzi! ma qua i pezzi son lunghi venti minuti l'uno, in perfetta
tranquillità africana.
Ciao!
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Grand-Yoff, Dakar, Senegal
martedì 13 novembre 2012
12 Novembre - Ma va tutto bene!
Il mattino ci rechiamo all'ambasciata del Mali per avere il visto d'ingresso. Giovedì infatti partiremo alla volta di Bamako.
Le ambasciate si trovano tutte più o meno vicine in un bell'aglomerato di case basse in riva al mare. Mica scemi gli ambasciatori.
Ad accoglierci troviamo una guardiola ed un ufficio. Due minuti, prendono i soldi per il visto di 65000CFA (100€) e ci rimandano a domani quando ci daranno indietro il passaporto.
Tutto ok.
![]() |
| vista davanti ad ambasciata |
Il pomeriggio mi reco nella nostra stanzetta per controllare le registrazioni e scopro che non c'è corrente.
Nessuno pare curarsene: stupendo.
Ed anche in questo si coglie un interessante aspetto dell'Africa.
Da noi un evento simile causerebbe immediati sbigottimenti: qui son tutti tranquilli. Così dopo un attimo di sbigottimento (io son pur sempre un tubabu), mi ralasso anche io: quello che devo fare lo farò dopo: no matter.
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Grand-Yoff, Dakar, Senegal
lunedì 12 novembre 2012
11 Novembre - Ca va?
Il giorno africano nei quartieri centrali, che son più dei mercati che zone residenziali; si svolge principalmente salutandosi. Ca va? Oui ca va. Et vous? Oui. Et la famille? E via dicendo.
E' l'espressione di un popolo molto differente da noi.
Un popolo dove per strada non si seguono le regole: si sceglie una sorta dii buon senso per cui se si passa significa che va bene. Gli africani guidano come in Grand Theft Auto, ma senza bocciare.
![]() |
| Il pianerottolo di Moussa |
Quest'oggi siamo stati ospitati a casa di Moussa, uno dei ragazzi che ruota attorno all'atellier di Bela.
Moussa è un business man, così vengono chiamati i commercianti. La cosa dà assolutamente un alone di importanza. In pratica si fa arrivare dalla Francia delle moto scassate, ma non troppo, le fa aggiustare e in seguito le rivende.
Non ha intenzione di andare in Europa: si trova bene qui e vuole fare qualcosa per la sua patria. Questa è a mio parere l'attitudine giusta.
Parlavo del pranzo da Moussa. Come si mangia in Africa? Innanzi tutto premetto che una persona schizzinosa avrà senza dubbio problemi.
Ci si siede per terra attorno ad un vassoio nel quale ci son riso con in mezzo pesce, carote, manioca e una salsa strana che a volte è salsa d'arachidi, altre volte una salsa piccante.
Finito il pranzo si pulisce il pavimento e si beve il the. Chupito infiniti di the. Il metodo di preparazione è quello che avevo visto in Mali. Una caraffina metallica sulla carbonella con foglie di the dentro e acqua bollente che viene più volte passata, creando una bevanda più forte del caffé.
Tra il pranzo ed il pomeriggio ne avrò bevuti quattro. Mi tremavano le mani.
![]() |
| da Alfa a registrare |
La sera ci rechiamo da Alfa. Un ragazzo che non aveva nulla ed ora facendosi strada è diventato ricco. Anche lui è un business man anche se non ho capito bene in cosa commerci.
Si dà il fatto che si è sposato una belga di mezza età ed ora vive in riva all'oceano atlantico in una villa di due piani in puro stile europeo, che non fa male a volte.
Finalmente registriamo! Dun dun a due velocità e uno strumento percussivo con tre corde come accompagnamento paraarmonico.
Finita la registrazione torniamo verso casa.
Di nuovo la terrazza, di nuovo le aquile.
Buona notte.
Opinione personale
Questa è una opinione personale circa la condizione delle donne.
Spesso inammissibile.
Non c'è alcuna logica per la quale gli uomini stiano seduti a fare un cazzo mentre le donne lavano e cucinano
Non c'è alcuna logica reale per cui le donne non debbano mangiare assieme agli uomini dopo aver per giunta cucinato.
L'assurdo è che quando ti lavi le cose da solo ti guardano come un extraterrestre.
La cultura che è stata loro istillata, a mio avviso per motivi religiosi, è così radicata che quando ti comporti in maniera normale assieme a loro non sanno che fare.
La cultura che è stata loro istillata, a mio avviso per motivi religiosi, è così radicata che quando ti comporti in maniera normale assieme a loro non sanno che fare.
Quando mi sentirò dire Le negre vengono qui e non fanno un cazzo. Da ora in poi risponderò Devono recuperare tutto quello che quelle teste di cazzo dei loro cari gli han fatto passare per tutta la loro giovinezza.
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